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Conferenza di Massa: soluzioni per il Candia



Ieri 15 Marzo ho partecipato ad una interessante conferenza in Toscana a Massa:
La provincia ha avuto il merito di aver chiamato a raccolta le persone interessate dalle frane che sbriciolano il territorio, le aziende che lavorano nel campo del ripristino ambientale ed alcuni docenti universitari della Università di Firenze.
Inizialmente è stata esposta la normativa vigente in tema di smaltimento dell'acqua di scarico delle aziende e delle abitazioni, si è ricordato a tutti i presenti che il territorio è particolarmente
fragile ed anche un rubinetto dimenticato aperto, nel tempo, può causare seri danni.


L'agricoltura praticata nella zona è prevalentemente la coltivazione della vite: la chiamano "Agricoltura Eroica" i vigneti sono sistemati per lo più su terrazzamenti strappati a pendii molto ripidi (100% e oltre) larghi talvolta non più di 80cm
.
Questo tipo di paesaggio è bellissimo, purtroppo gli enti locali, a differenza di altre contrade toscane non hanno protetto le vecchie murature a secco presenti alla base degli appezzamenti che sono state sostituite alla rinfusa da muri a blocchi, cemento armato, ed ogni materiale recuperato e posto in opera.
Questa è solo una parte del problema complessivo: pur necessitando manutenzione capace e costante, il muro a secco permette lo sgrondo delle acque in maniera più efficace di altre soluzioni.

Le soluzioni proposte dalle ditte presenti sono sembrate da subito molto costose: "le Palificate", molto gradevoli all'aspetto, sono dei gabbioni realizzati con tronchi d'albero posti a quadrato e riempiti di terra e pietrame a guardia del terrazzamento, per rinforzare gli spazi vuoti presenti tra gli ordini di pali, sono presenti piante, generalmente essenze autoctone che impediscono la perdita laterale di terra e riempimento. Oltre a non esserci spazio sufficiente
alla loro realizzazione, queste strutture hanno un difetto connaturato: il legno prima o poi marcisce e se non è sostituito da radici che trattengano l'opera in sede, presto o tardi va rifatto.

L'aspetto finale dell'opera è quello di un giardino pensile, se ne vedono parecchi lungo le autostrade italiane.

Le opere ingegneristiche presentate da altre ditte, vertono soprattutto sul drenaggio: sistemi innovativi di posa in opera di tubazioni di scarico ed alleggerimento della spinta del pendio verso valle con materiali compatti ma leggeri come il POLISTIROLO. Grandi macchine, grandi aziende, grandi tubi e plastica nel terreno.........per fare il lavoro che la vegetazione da sola potrebbe fare: infiltrare in profondità l'acqua in eccesso evitando che più sotto si giunga al punto critico a causa del carico aggiuntivo rappresentato dall'acqua arrivata li in grandi quantità ed in tempi ridotti.

In primo luogo le grandi macchine: escavatori, posatubi, ecc., non entrano nei poderi posti su pendii simili, poi ci sono i brevetti e le innovazioni tecnologiche che garantiscono costi non irrisori,
potrebbero solo convincere l'Eroe a ritirarsi dalla lotta.

I finanziamenti: lo stato di calamità richiesto dalla Provincia ed accordato dal Governo, vede la possibilità, per chi ha ricevuto il danno, di recuperare l'80% del valore delle strutture perse, non un euro per la perdita di produzione, nè è stata stanziata una cifra sufficiente per tutti, quindi l'80% previsto, alla fine sarà probabilmente meno.

La soluzione che abbiamo proposto noi è diversa:

Una armatura di radici che trattenga il terreno al suo posto, non come singola barriera posta "estrema ratio" in fondo ai terrazzamenti, ma presente ad ogni terrazza e che tenga ogni pendio agendo come una serie di rompitratto e rinforzi in profondità l'intero pendio fino a dove la terra incontra la roccia (in zona sono 1 o 2 metri), impedendo in superficie lo scorrimento del sedimento verso valle e la formazione di canali di erosione che minano il piede d'appoggio del pendio, sostanzialmente controllando le precipitazioni laddove cadono, capillarmente, in modo da
tenere insieme le terrazze, che qui chiamano "Piane" fino a consentire all'Eroe di trarre il suo vino. Se poi parliamo di costi, credo che non ci sia la minima possibilità di confronto: la necessità di manodopera per realizzare le piantumazioni ed il costo delle piante non assommano che ad una frazione di altre soluzioni: semplicità, economia ed utilità ulteriore costituiscono la forza del Sistema Vetiver.

Ho avuto anche la fortuna di aver conosciuto meglio le persone da me delegate a prendere in carico la produzione di piante e la diffusione della Tecnologia vetiver in Toscana: sono convinto di aver fatto un'ottima scelta: nei prossimi giorni saranno definiti l'assetto societario ed il luogo di produzione del materiale vivo necessario.

Sarò continuamente al loro fianco per portare sicurezza in un luogo fragile e dove trarre il vivere è davvero da Eroi.
Complimenti ragazzi!

1 commenti:

andrea ha detto...

Purtroppo ho avuto parecchie cose da fare e tu lo sai...ed ho letto solo adesso il tuo articolo,credo che più che fortuna,quella di conoscere noi,sia stato per te un grattacapo in più...comunque l'importante le cose,come diceva mia mamma...farle col cuore...e penso che questo sia proprio lo spirito con cui tu ci stai aiutando a crescere e a combattere la nostra battaglia.
in questi giorni ha piovuto parecchio e prossimamente farò nuovamente le foto ai soliti spot così potrete rendervi conto della gravità della situazione e che stiamo davvero facendo una lotta contro il tempo.
Grazie Marco,per noi è davvero stato un piacere oltre che un sollievo ed un aiuto grandioso!!!volevo stare tra il pubblico e lasciarti il mio posto....per questa volta mi hai fregato,ma la prossima ti toccherà.... a presto!!!