Nella notte tra il 24 ed il 25 di Dicembre, una strana situazione si è verificata: dopo una ondata di gelo con forti venti dalla Siberia che avevano causato temperature di -10°,-14°C al Nord con forti precipitazioni nevose e la Caporetto dei trasporti della vigilia nella quale mi sono trovato anche io, il vento è improvvisamente girato a Scirocco portando di colpo le temperature fino ai paradossali +25°C di minima notturna a Palermo nell'arco di sole 12 ore. Esattamente a metà strada fra queste due opposte situazioni, sulle montagne dell'entroterra Tosco-Emiliano-Ligure (da Aulla a Lucca) si è passati da -10°C a +15°C, un'escursione di 25°C che ha istantaneamente liquefatto gran parte delle nevi cadute nei giorni precedenti, convogliando in un attimo una spaventosa forza d'impatto lungo il fiume Serchio determinando il crollo di grandi sezioni di argini non protetti lungo il corso del Serchio nella parte terminale nei pressi del lago di Massaciuccoli; qui una porzione importante dell'argine ha ceduto ed il fiume ha invaso i campi ed i centri abitati. Ecco come:
link al video:
È importante sottolineare che nessuna porzione degli argini visti in questa ripresa è vegetata in alcuna maniera, anzi si tratta di argine in terra battuta senza alcun tipo di protezione o di "anima"...
Ma facciamo due conti sui costi della protezione degli argini: il fianco dell'argine in questione, alto circa 6 metri è lungo circa 12 metri dal vertice al fiume, con una pendenza di meno di 40°: considerando una densità di 10 piante/metro su 6 siepi vegetative per ciascun fianco dell'argine, avrebbe significato sistemare circa 120 piante per metro lineare.
La struttura, che ha ceduto nel punto critico per circa 100 metri, avrebbe necessitato di circa 12000 piante per aumentare la resistenza al taglio (il valore che determina la resistenza della struttura) del 40%, per una spesa di meno di 10000 Euro di materiali!
Quanto viene a costare tutta l'operazione di ripristino più i danni all'abitato e le campagne, più lo stato di emergenza in due regioni (Toscana ed Emilia)? E tutta la macchina della protezione civile pagata con i soldi di tutti?
Sarebbe costata NIENTE,
ANZI, se gli enti locali producessero in casa sistemi bio ingegneristici si creerebbe lavoro e si sconfiggerebbe una buona porzione di corruzione legata alla mafia degli appalti innescando un circolo virtuoso che gioverebbe a tutti.
A quando?
Comunque menomale che nessuno si è fatto male, oggi.
Buon Natale Bertolaso, che fosse tutto previsto ci credi solo tu.
Un caldo Natale (con 10000€ si poteva evitare tutto ciò)
Biocarburanti e Biomasse
Per quanti si fossero persi questa fantastica puntata di Report o pur avendola vista cercano di ricordare tempi e formule di trasformazione degli olii usati, ecco qui un utile link diretto per rivederla.
Link al video
Ho cercato questo argomento perchè nel servizio è chiaramente riportato l'effetto sul mercato mondiale, ed in particolare del terzo mondo, della estensiva coltivazione di terre per biocarburanti di prima generazione, ma anche perchè fornisce utili spunti di conservazione delle materie utilizzate comunemente da tutti noi e la loro trasformazione in energia. Un altro piccolo passo verso una decrescita felice.
Nel servizio si noti come la trasformazione di olii usati in biocarburanti sia ottenuta dall'aggiunta di alcool metilico e soda caustica e produca, oltre allo stesso carburante, anche una quantità di paraffina che se distillata ci rende alcool metilico.
Anche la distillazione può essere ottenuta da biomasse, utilizzate come carburante in forma di pellet o bricchetti.
Non mancherà in futuro una sperimentazione in questo campo.
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Ho cercato questo argomento perchè nel servizio è chiaramente riportato l'effetto sul mercato mondiale, ed in particolare del terzo mondo, della estensiva coltivazione di terre per biocarburanti di prima generazione, ma anche perchè fornisce utili spunti di conservazione delle materie utilizzate comunemente da tutti noi e la loro trasformazione in energia. Un altro piccolo passo verso una decrescita felice.
Nel servizio si noti come la trasformazione di olii usati in biocarburanti sia ottenuta dall'aggiunta di alcool metilico e soda caustica e produca, oltre allo stesso carburante, anche una quantità di paraffina che se distillata ci rende alcool metilico.
Anche la distillazione può essere ottenuta da biomasse, utilizzate come carburante in forma di pellet o bricchetti.
Non mancherà in futuro una sperimentazione in questo campo.
Comunicazione di Servizio
Chiedo umilmente e formalmente scusa a tutti gli utenti che mi seguono su questo Blog e che in futuro avranno desiderio di intervenire nel merito degli argomenti proposti.
Da oggi, purtroppo ho dovuto introdurre la moderazione dei commenti per evitare che di continuo vengano pubblicizzate sul mio blog: pillole, operazioni, donne mature orologi e via discorrendo.
Di contro, garantisco a tutti incondizionatamente la pubblicazione di ogni commento piacevole o spiacevole che sia.
Ciao Marco
Ischia, qualcuno ricorda la prima frana?
Un anno e sette mesi dopo la prima frana che ha portato distruzione e morte a Ischia, le cose stanno ancora esattamente come sono state lasciate, non è cambiato nulla, non si è fatto nulla, eppure esiste una carta del rischio idrogeologico di quella zona, è noto che l'abusivismo edilizio ha stravolto il flusso delle acque, tanto che lo stesso capo della forestale dichiara che è stato un evento ampiamente annunciato.
Ecco cosa è successo il 30 Aprile 2006:
Ed ecco oggi come le cose si sono evolute:
Intanto il novero delle vittime di questa nuova stagione del dissesto (Da settembre 2009) sale a 32.
Adesso con visus profetico mi aspetto avvisi di garanzia, le rassicurazioni del capo della Protezione Civile ed un caldo rassicurante abbraccio del capo del governo alla famiglia della ragazza scomparsa.
Auguri!
Ecco cosa è successo il 30 Aprile 2006:
Ed ecco oggi come le cose si sono evolute:
Intanto il novero delle vittime di questa nuova stagione del dissesto (Da settembre 2009) sale a 32.
Adesso con visus profetico mi aspetto avvisi di garanzia, le rassicurazioni del capo della Protezione Civile ed un caldo rassicurante abbraccio del capo del governo alla famiglia della ragazza scomparsa.
Auguri!
Le origini del dissesto: il fuoco
La trasformazione della crosta terrestre ha origini naturali ed è un fenomeno estremamente lento: la roccia si "decompone" in frazioni via via più sottili dando origine ai suoli che sono una miscela di sabbie, limo e argilla tenute insieme dalla frazione organica. Proprio quest'ultima ha il compito di trattenere
l'umidità e formare nuclei che incorporano tutte le componenti dando origine alla fertilità. Questa non è la mera presenza di elementi chimici da cui le piante traggono nutrimento, ma la base stessa che regge le fondamenta della vita di tutto il pianeta: sono innumerevoli infatti le specie di batteri e funghi e formano
vere galassie, la maggior parte di essi sono sconosciuti e non suscitano alcun interesse scientifico pur sostentando la vita nostra e di tutto l'ecosistema generale.
Fin qui ciò che la natura mette a disposizione, poi interviene la presunzione: l'uomo con la sua azione tenta di sovrastare questo andamento che ha tempi molto diversi dal suo, tenta di rivedere ed "ottimizzare" l'andamento delle acque, tenta di sostituirsi alla natura con i fertilizzanti ed elimina senza appello
tutto ciò che lo infastidisce, senza pensare che la presenza di un'"erbaccia" un qualche motivo per esistere ce lo deve pur avere.
Elimina senza riguardo ogni ostacolo e si serve di ogni mezzo naturale o artificiale per mettere in opera il suo personale progetto divino.
Prendiamo per esempio il fuoco: viene utilizzato da menti ottuse per causare danni e morte in casa del nemico, un vicino antipatico, un allevatore invidiato, un forestiero da cacciare via.
Una volta partito, il fuoco non conosce politica nè modi, divora ed azzera tutto ciò che la terra ha nutrito con molto tempo a disposizione. Intendiamoci il fuoco è comunque uno strumento della natura e molte
sono le specie di piante pioniere che attraverso di esso si rigenerano: il Cisto, le Acacie, le Ginestre, ecc.
Con grande pazienza, e nel giro di poche settimane, ogni porzione di terreno bruciata ha la forza di rinverdire, solo il tempo poi farà evolvere ogni metro quadro secondo le sue proprie capacità. Diciamo quindi che l'uomo moderno, scollegato dai ritmi della natura ha confuso il proprio ruolo con quello del divino e costituisce un continuo ostacolo al naturale ritmo della terra.
Gli effetti della nostra interferenza, dicevo, vengono recuperati in tempi lunghi, prendiamo ad esempio ciò che è accaduto a Giampilieri Superiore: nel recente passato incendi dolosi hanno eliminato la copertura presente sui fianchi collinari e scoperto il terreno fortemente argilloso, è bastata quindi una pioggia più forte per far franare tutto. Il fuoco non si limita a divorare la copertura arborea, ma espone la nuda terra
all'azione battente delle gocce di pioggia, paragonabili a microscopiche Hiroshima e dissecca e distrugge
la frazione organica del suolo, prodotta dalla decomposizione del secco e del cascame delle piante e che permette il costituirsi di humus che agisce come un freno nei confronti di cambiamenti repentini nel grado di umidità e di pH. Una specie di "assicurazione".
Quando non esiste più copertura, il sole, il vento e la pioggia degradano rapidamente questo humus e lo scorrimento dell'acqua provoca mutamenti chimici, erosione e cedimento.
L'azione delle siepi vegetative poste secondo linee orizzontali garantisce una infiltrazione delle acque in eccesso ed espleta la funzione fondamentale di accumulare alla base delle file la materia organica che il vento disperde. Questa azione è una colonizzazione, nel senso che alla base delle siepi si forma rapidamente un humus di buona qualità che garantisce una rapida ricolonizzazione della zona da parte di quei micro organismi che non hanno più nè varietà cui affidarsi nè habitat in cui prosperare. L'humus, essendo prodotto da batteri e funghi, dove trova materia organica e umidità, si espande velocemente e ripopola ampie zoneove le condizioni di partenza siano favorevoli.

La resistenza al fuoco del vetiver è paragonabile al flettersi della canna di bamboo al vento: il fuoco passa, divora le chiome ma la porzione da cui si originano foglie e radici rimane sottoterra al sicuro dal calore eccessivo che l'incendio sviluppa. Nel volgere di qualche settimana la pianta nuovamente esplode con grande vigore fornendo oltretutto un fogliame verde e tenero molto adatto anche al pascolamento (fattore sfruttato nei secoli dai pastori nomadi dell'Africa), producendo l'ambiente adatto per una nuova formazione di humus e la ricolonizzazione da parte delle essenze spontanee ed accelerando i tempi della ripresa senza peraltro lasciare sguarnito il fronte sotterraneo la cui tenuta rimane garantita in ogni momento.
Così come la riforestazione viene effettuata in Sardegna con essenze non autoctone quali i pini le cui radici sono spesso causa di crolli e cedimenti, perchè non prevedere anche delle fasce di sicurezza idrogeologica che rapidamente si rigeneri al passaggio del fuoco e velocizzi la ripresa stimolando la vita nel suolo e garantendo il deflusso sicuro delle acque piovane in eccesso?
Anche questa sarebbe una bella "assicurazione" .
l'umidità e formare nuclei che incorporano tutte le componenti dando origine alla fertilità. Questa non è la mera presenza di elementi chimici da cui le piante traggono nutrimento, ma la base stessa che regge le fondamenta della vita di tutto il pianeta: sono innumerevoli infatti le specie di batteri e funghi e formano
vere galassie, la maggior parte di essi sono sconosciuti e non suscitano alcun interesse scientifico pur sostentando la vita nostra e di tutto l'ecosistema generale.
Fin qui ciò che la natura mette a disposizione, poi interviene la presunzione: l'uomo con la sua azione tenta di sovrastare questo andamento che ha tempi molto diversi dal suo, tenta di rivedere ed "ottimizzare" l'andamento delle acque, tenta di sostituirsi alla natura con i fertilizzanti ed elimina senza appello
tutto ciò che lo infastidisce, senza pensare che la presenza di un'"erbaccia" un qualche motivo per esistere ce lo deve pur avere.
Elimina senza riguardo ogni ostacolo e si serve di ogni mezzo naturale o artificiale per mettere in opera il suo personale progetto divino.
Prendiamo per esempio il fuoco: viene utilizzato da menti ottuse per causare danni e morte in casa del nemico, un vicino antipatico, un allevatore invidiato, un forestiero da cacciare via.
Una volta partito, il fuoco non conosce politica nè modi, divora ed azzera tutto ciò che la terra ha nutrito con molto tempo a disposizione. Intendiamoci il fuoco è comunque uno strumento della natura e molte
sono le specie di piante pioniere che attraverso di esso si rigenerano: il Cisto, le Acacie, le Ginestre, ecc.
Con grande pazienza, e nel giro di poche settimane, ogni porzione di terreno bruciata ha la forza di rinverdire, solo il tempo poi farà evolvere ogni metro quadro secondo le sue proprie capacità. Diciamo quindi che l'uomo moderno, scollegato dai ritmi della natura ha confuso il proprio ruolo con quello del divino e costituisce un continuo ostacolo al naturale ritmo della terra.
Gli effetti della nostra interferenza, dicevo, vengono recuperati in tempi lunghi, prendiamo ad esempio ciò che è accaduto a Giampilieri Superiore: nel recente passato incendi dolosi hanno eliminato la copertura presente sui fianchi collinari e scoperto il terreno fortemente argilloso, è bastata quindi una pioggia più forte per far franare tutto. Il fuoco non si limita a divorare la copertura arborea, ma espone la nuda terra
all'azione battente delle gocce di pioggia, paragonabili a microscopiche Hiroshima e dissecca e distrugge
la frazione organica del suolo, prodotta dalla decomposizione del secco e del cascame delle piante e che permette il costituirsi di humus che agisce come un freno nei confronti di cambiamenti repentini nel grado di umidità e di pH. Una specie di "assicurazione".
Quando non esiste più copertura, il sole, il vento e la pioggia degradano rapidamente questo humus e lo scorrimento dell'acqua provoca mutamenti chimici, erosione e cedimento.
L'azione delle siepi vegetative poste secondo linee orizzontali garantisce una infiltrazione delle acque in eccesso ed espleta la funzione fondamentale di accumulare alla base delle file la materia organica che il vento disperde. Questa azione è una colonizzazione, nel senso che alla base delle siepi si forma rapidamente un humus di buona qualità che garantisce una rapida ricolonizzazione della zona da parte di quei micro organismi che non hanno più nè varietà cui affidarsi nè habitat in cui prosperare. L'humus, essendo prodotto da batteri e funghi, dove trova materia organica e umidità, si espande velocemente e ripopola ampie zoneove le condizioni di partenza siano favorevoli.
La resistenza al fuoco del vetiver è paragonabile al flettersi della canna di bamboo al vento: il fuoco passa, divora le chiome ma la porzione da cui si originano foglie e radici rimane sottoterra al sicuro dal calore eccessivo che l'incendio sviluppa. Nel volgere di qualche settimana la pianta nuovamente esplode con grande vigore fornendo oltretutto un fogliame verde e tenero molto adatto anche al pascolamento (fattore sfruttato nei secoli dai pastori nomadi dell'Africa), producendo l'ambiente adatto per una nuova formazione di humus e la ricolonizzazione da parte delle essenze spontanee ed accelerando i tempi della ripresa senza peraltro lasciare sguarnito il fronte sotterraneo la cui tenuta rimane garantita in ogni momento.
Così come la riforestazione viene effettuata in Sardegna con essenze non autoctone quali i pini le cui radici sono spesso causa di crolli e cedimenti, perchè non prevedere anche delle fasce di sicurezza idrogeologica che rapidamente si rigeneri al passaggio del fuoco e velocizzi la ripresa stimolando la vita nel suolo e garantendo il deflusso sicuro delle acque piovane in eccesso?
Anche questa sarebbe una bella "assicurazione" .
Vetiver Economie di scala atto VI
Purtroppo la morte del fidato motocoltivatore Ferrari mi ha completamente fermato.
Ora, con il nuovo trattore, ho potuto lavorare il terreno prima delle forti piogge dei giorni passati ed oggi ho fatto un primo tentativo di sistemazione con circa 1/3 delle piante prodotte in vitro a mia disposizione

In mezzora ne ho sistemate circa 180, la piantumazione è velocissima, credo che a macchina si possano toccare le 2000/ora.
Prima della piantumazione le piante sono state falciate a circa 5 cm di altezza in modo da consentire una ripartenza dalle gemme basali.
Il periodo è probabilmente il più sbagliato di tutti: freddo, letargo troppo vicino; se resistono e sopravvivono, vuol proprio dire che nulla le può fermare davvero.
Altre informazioni quando vi saranno sviluppi.
Il Vetiver, risorsa da diffondere.

In questi tempi di tropicalizzazione e disastri mi sembra importante ricordare alcuni fatti importanti che spesso vengono dimenticati escludendo così chi per caso o per sentito dire cerca informazioni su questo metodo.
Vorrei ricapitolare le basi della tecnologia bio-ingegneristica che si incardina su queste piante particolari affinchè si possano facilmente rilanciare laddove se ne sente il bisogno: vorrei inoltre sottolineare che le cifre sparate dal governo sui costi della protezione dell'assetto idrogeologico in Italia (35 MLD €), non tengono affatto conto di soluzioni "morbide" come questa o altre e non prevedono che i comuni o le provincie o le regioni possano provvedere per se, magari destinando loro una frazione dei fondi spesi dalla protezione civile, ed invitano semplicemente a non ricercare alcuna soluzione visto che in ogni caso l'impresa sarebbe fuori portata.
Esistono soluzioni , eccome se esistono, e sono alla portata di tutti, basta voler fare.
La foto appartiene al Vetiver Netork International ed è stata realizzata in Senegal con una pianta di 6 mesi.
Il Sistema Vetiver:
Di semplice applicazione, porta a soluzione definitiva il problema dell'instabilità dell'assetto idrogeologico e non solo: la sua applicazione è ad amplissimo spettro e va dalla depurazione delle acque reflue alla produzione energetica passando per la prevenzione del disastro dovuto al dissesto del territorio alla sostenibilità in campo agricolo ed alla lotta alla desertificazione.
Come funziona:
Il vetiver si sistema in siepi: le siepi vegetative, il sistema radicale fascicolato, di dimensioni titaniche, "arma" il terreno fino alla profondità di circa 5-6 metri, aumentando la resistenza al taglio di pendii a rischio instabilità, del 40%. È applicabile in un amplissimo spettro di situazioni pedoclimatiche: dalle aree siccitose alle paludi ed in un vastissimo spettro di pH.È utilizzato per sostituire o integrare le opere in cemento armato
o terra battuta in tutte quelle situazioni che espongono l'opera realizzata all'erosione.
Tollera grandi quantità di inquinamento ed è utilizzato per il fitorimedio e la rivegetazione degli scarti minerari e per la fitodepurazione di reflui civili ed industriali.
È una graminacea, e come tale costituisce un buon pasto per i ruminanti; la produzione di biomassa eccede le 80 Tonnellate/ettaro con una presenza di cellulosa pari al 45,8% che la rende adatta alla filiera energetica.
La sua diffusione, ha generato in tutto il mondo anche delle ricadute sociali importanti, in quanto è stato possibile mettere gli enti locali in grado di provvedere alla protezione della cittadinaza dal disastro con propri mezzi e dando lavoro a manodopera locale, inoltre è stato possibile recuperare all'agricoltura grandi estensioni di terreno, fino ad allora difficilmente coltivabili a causa di forti pendenze.
Nell'ottica della sostenibilità della produzione alimentare, il vetiver, consegna enormi benefici che partono dal recupero di estensioni desertificate alla ricarica delle falde acquifere, dal minore utilizzo di fitofarmaci nella monocoltura, all'abbattimento delle spese delle aziende agricole per foraggio ed energia.
Anche la fertilità del suolo agricolo beneficia enormemente dall'integrazione delle siepi vegetative nella pratica aziendale, a mezzo di una maggiore presenza di materia organica a basso costo nel terreno ed alla rottura della suola di coltivazione, che ha come effetto un minor utilizzo di fertilizzanti di sintesi ed un forte incremento delle risorse idriche utili in generale e soprattutto nella lotta alla desertificazione.
In Italia il Vetiver Network è presente e sta creando realtà regionali che possano coinvolgere gli enti locali e diffondere la conoscenza del metodo ovunque se ne senta la necessità.
Incominciano le piogge in Italia.....
Oggi non ho nessuna voglia di fare commenti....................
Il Vetiver contro le frane.

Il Tennis Camp di Genazzano (Roma) ha terminato l'impianto di siepi di Vetiver per il controllo di una frana verificatasi sul pendio proprio sopra l'impianto:
Con una spesa ragionevole siamo riusciti ad effettuare un lavoro che unisce protezione, eco-compatibilità ed estetica.
Le immagini si riferiscono al prima ed al dopo:
Proporrei una standing ovation al proprietario, Silvano Papi, per aver dimostrato un notevole grado di sensibilità ambientale e pensiero illuminato per le scelte effettuate.

Vetiver ed economia di scala: atto V
Quasi un anno è passato dal giorno in cui ho realizzato che senza un'economia di scala (abbattimento del costo del materiale e velocizzazione del potenziale di sistemazione in situ con risparmio di ore/uomo)il Sistema Vetiver non poteva procedere oltre la sistemazione della piccola frana o del piccolo problema di stabilità, finalmente ci siamo: sono giunte a casa le prime 600 piante prodotte in vitro con due diversi metodi in un contenitore standard da 60 pezzi.Il lavoro comincia solo ora: si deve effettuare la sistemazione in campo con ala gocciolante (costo al metro 18c/€) e valutare la velocità di accrescimento, lavorare su una diversa economia di produzione modificando sia il contenitore (alveolo) sia il contenuto (rapporto torba/perlite): la modifica produrrà una minore permanenza nel vivaio di produzione e minori costi all'utente finale.
Nel frattempo mi godo la vista di questa piccola foresta.
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